lunedì, 19 maggio 2008 |
pensando a pensieri, ironia, bizzarra |
| popup commenti (2) | |
| permalink commenti (2) |

Maggio è il mese delle rose e delle spose.
Almeno così dicono.
Nel mio giardino sono fiorite le rose -le mie amatissime rose- ma come dice il saggio non c'è rosa senza spina e se da una parte mi compiaccio delle mie rose, dall'altro mi tocca assolvere ai doveri della vita sociale, pertanto presente ad ogni matrimonio!
E' psicologicamente stressante....
Ogni sabato o domenica una cerimonia in cui ancora non riesco a capire chi interpreta cosa e perchè?
Potrei avere il dente avvelenato verso i matrimonio -attenzione- ho detto potrei, ma in realtà vedo tutto con occhi un po' disillusi o forse semplicemente divertiti, come chi decide di andare una sera a teatro.
Adoro gli abiti improbabili degli invitati, quella finta eleganza delle occasioni speciali.
Le messe in piega delle signore e le cravatte sempre troppo strette dei signori.
Le scarpe nuove scricchiolanti tirate a lucido e tacchi vertiginosi adorabile supplizio di Tantalo!
Maggio mese delle spose, sposine, sposette...di amori belli, brutti, routinari, riparatori, d'interesse....
Insomma ce n'è per tutti i gusti!
Così come i ristoranti decisamente chic, tendenti allo chic, mediocri, decisamente mediocri, al limite della bettola!
Forse ho veramente il dente avvelenato...Forse anch'io sogno un giorno del genere....Forse anch' io vorrei qualcuno che mi aspettasse all'altare emozionato?
Non lo so...
venerdì, 09 maggio 2008 |
pensando a pensieri, musica, punti di vista |
| popup commenti (4) | |
| permalink commenti (4) |

mercoledì, 07 maggio 2008 |
pensando a pensieri, punti di vista, giornate |
| popup commenti (2) | |
| permalink commenti (2) |
La relazione è pronta, infilo la giacca di rigore e mi preparo.
Il passo dovrà essere quello deciso di chi sa il fatto suo, il sorriso smagliante delle occasioni migliori, la voce chiara e forte.
Sono pronta...anzi no, gli orecchini, ecco ora ho tutto!
Un ultimo sguardo allo specchio, il trucco è impeccabile, veramente bon-ton.
Nulla da dire, se la mia relazione sarà un fiasco colossale, almeno lascio che apprezzino il resto.
La sala si riempie di gente e una sottile ansia comincia a prendermi, i relatori prima di me sono in preda ad ansie fobiche mentre io mi estraneo completamente dal mondo, ho addirittura il cruccio di cercare di non sgualcire troppo la giacca.
Iniziano altri prima di me, interventi modesti al limite del noioso.
Si avvicina il mio turno.
Tocca proprio a me.
Mi alzo, passo sicuro testa alta e prendo posto per relazionare.
Seduta dalla prima fila non avrei mai immaginato che la sala fosse così piena -addirittura posti in piedi- sorrido tra me pensando che a volte vorrei essere un bagarino, "ti cedo il mio posto anche gratis, non farti problemi che io non me ne faccio, anzi forse me ne tolgo qualcuno!"
Lancio uno sguardo verso la platea e mi sembrano tante capocchie di spilli.
Aspetto un momento di silenzio nel parlottio generale.
Aspetto il mio momento!
Eccolo.Gli occhi sono puntati su di me.
Inizio...sento la mia voce risuonare nella sala, non sembra nemmeno la mia.
Quasi timida, ho paura di parlare con voce roca oppure di urlare troppo...respiro e continuo il mio discorso.
Gli altri relatori prima di me hanno letto, tenendo bravi bravi il capo chino sui loro fogli.
Io i miei fogli nemmeno li vedo, sono lì, ma vado a braccio, seguendo il mio schema mentale.
Ma perchè mi sembra di parlare con la voce tremante, saranno le gambe che mi tremano o questi maledetti tacchi, anche nell'essere bon-ton c'è da soffrire.
La marea di volti davanti a me sembrano solo essere un immenso mosaico indefinito, giacche e cravatte...poco di più, e intanto parlo parlo...
E un flash back assurdo insinua la mia mente...
-Come mi vedi, non posso essere diversa...-
Ed un attimo dopo mi appare nella mente il tuo volto e i tuoi occhi.
Intanto continuo nel mio discorrere -tutta quella gente lì- come se non ci fosse!
Chissà che cosa diresti nel vedermi qui a parlare davanti a questa platea?
Chissà se mi squadreresti da capo a piede?
Chissà....
Mi rendo conto solo di aver pronunciato le ultime parole e poi di aver sentito un applauso scrosciante.
Sorrido e chino la testa.
Chissà che cosa mi avresti detto?
Chissà se saresti stato orgoglioso di me?
Chissà....
Ringrazio con un lieve cenno del capo e mentre l'applauso continua, come se nulla fosse torno al mio posto.
Ma in tutto ciò mi rimane giusto un briciolo di buon senso per domandare "come sono andata?"
Una voce risponde "a te che te ne pare? Io direi decisamente bene!"
Mi siedo e mi rimane ancora questo cruccio di non sgualcire la giacca - un'ossessione momentanea tra le tante permanenti!-
Ascolto gli altri, ma penso a niente, giocherello con una penna e sul foglio disegno qualcosa, quasi fosse una scrittura in automatico.
In un istante di lucidità guardo il disegno...una chiave di violino.
Sospiro profonda e riassaporo sulla pelle il suono dell'applauso, e ripenso a quando suonavo.
L'applauso: l'approvazione del mio lavoro, delle mie fatiche, delle mie ansie, di tutti i miei sforzi e persino di tutti i miei sbagli.
Era da tanto che qualcuno non mi applaudiva.
Sorrido guardando quella chiave di violino.
Se fossi qui -ora- vorrei chiederti questo solo "Adesso dimmi come sono!"
martedì, 15 aprile 2008 |
pensando a pensieri, ricordi, serate |
| popup commenti (14) | |
| permalink commenti (14) |

Piove.
La pioggia mi piace forse per l’insensata idea che pulisca e porti via tutto quello che di sporco c’è intorno e dentro me.
Piove e sento nell’aria profumo di terra bagnata, di erba e pensieri nuovi.
Piove e penso a te.
A quando ti ho visto l’ultima volta in una apparente giornata uggiosa.
Eppure se qualcuno mi dicesse qual è stato uno dei giorni più belli, direi di quel giorno, di me e di te , solamente noi in giro per un paese vuoto, nemmeno l’avessimo voluto apposta.
La foschia della troppa acqua nell’aria,le strade lucide e quell’aria fredda che si infilava tra i nostri cappotti, e poi - io e te – amabili vagabondi.
Piove e penso a quanto fosse naturale averti accanto, come se fosse stato così da sempre.
Eppure non è stato sempre così, eppure non è così.
Vicoli silenziosi a farci da scenario, luci delicate di borghi antichi e come attori noi…mai tanto veri, mai così sinceri.
Camminiamo senza fretta, senza che nulla ci distragga, se non i nostri sguardi, quelli che dicono tutto e niente, quelli che passerà una vita e magari un’altra ancora, ma che sempre ricorderai, quelli che ti restano dentro e nemmeno a volerli cacciare se ne andranno, saranno lì in un angolo buio, ma resteranno.
Penso alle strade lucide di pioggia, alla musica nell’aria, al profumo di vaniglia e a te alla mia sinistra.
Alla macchina che corre veloce sulla strada e quasi sembra essere per te solo una giostra “Vuoi fare un altro giro?”, mentre nella mia mente un insano pensiero si fa largo quello di avere tutto quello di cui ho bisogno.
“No nessun altro giro”, potrei anche morire in questi preciso istante e sarei felice.
Me ne andrei sentendo la tua voce, la tua risata, vedendo il tuo sorriso mentre canti qualcosa.
Un’istantanea di te, tu che sei vicino a me, il tempo di un attimo e potrei toccarti.
E invece ho paura.
Corre veloce questa notte, questa strada bagnata.
Maledetta me quanto vorrei averti qui, solo per averti qui per dire che, sì, ci sei.
E’ tardi meglio tornare “ ci sentiamo…”
Ah ah…
Non andartene, non andartene ancora.
Ha smesso di piovere e non ho mai visto la strada per tornare così nera e così lunga.
martedì, 08 aprile 2008 |
pensando a anima, sconfitte |
| popup commenti (6) | |
| permalink commenti (6) |
Sono le 3 di notte, ho sete.
Mi alzo diretta in cucina, sento il freddo del marmo sotto i piedi e la voglia di un goccio d’acqua a darmi ristoro.
Un bicchiere, la bottiglia e la luce bassa della cucina.
Bevo.
A proposito che stavo sognando prima?
Non me lo ricordo, forse niente, non ho nemmeno l’impressione di essermi addormentata.
Ora dovrei stare meglio, ma perché in realtà non sto meglio.
Sono qui in piedi e reggo questo bicchiere vuoto e non so perché sento questo silenzio e questa tristezza dentro me.
Perché mi sento così vuota e così satura di tutto e di tutti,ma forse sono solo satura di me.
Perché?
Una goccia cade dal rubinetto, mi volto, la guardo, ha distratto il mio silenzio, ma ciò non è servito a togliermi questo maledetto vestito di tristezza.
Non ti sto pensando, sto pensando a me –che sia preoccupata per me?-
No, non sono preoccupata per me, non più del dovuto, penso solo che ho questo dolore strano dentro.
Questo peso dentro al petto e avrei tanta voglia di strapparmelo di dosso e sbatterlo contro il muro con tutta la forza e la rabbia che posso.
E poi starei lì a guardarlo morire piano piano e forse all’esalare del suo ultimo respiro finalmente sorriderei compiaciuta!
Cos’è questa cosa che mi sale in gola e quasi mi strozza.
Bevo un altro sorso d’acqua forse questo nodo si scioglierà – e invece no- si stringe ancora; più forte e quasi sembra che mi soffochi.
Avrei voglia di urlare, di urlare forte, di sbattere il pugno sul tavolo!
Ho solo la forza di respira a fondo.
Mi accorgo che ho le mani strette a pugno e sono lì in piedi in mezzo alla cucina.
Ma che sto facendo?
Mi siedo, sembro quasi un soldatino, bella composta sulla mia sediola.
Mi vedo nel riflesso della vetrina davanti a me.
Dillo che in realtà ce l’ hai solo con te?
Sì, ce l’ ho solo con me, per la mia maledetta ostinazione, per aver voluto ancora una volta vedere del buono negli altri, per aver dato quel beneficio del dubbio che tante volte ho chiesto, addirittura implorato per me e che mi è stato sempre negato o dato a carissimo prezzo.
E quando mi è stato chiesto di darlo, beh ho provato a darlo e non sono partita da una base d’asta alta.
Ho tentato di evitare gli errori di un passato irreale, di una esasperata condizione.
Ho tentato di vedere il buono anche quando mi fottevo di paura.
Anche quando chiunque mi diceva “Stai attenta…guardati bene da…cerca di…”
Tutti bravi, tutti espertoni, tutti ct della nazionale, sapevo da me che me la stavo giocando, ma perché non dare una possibilità, aspettare, vedere il crescere delle cose.
Ebbene ho visto il crescere, ho apprezzato i progressi, mi sono meravigliata come un bambino che guarda per la prima volta il mare.
Ero lì, ero io, c’era tutto, non mancava niente, c’era tutto quello che ho instancabilmente desiderato e voluto per anni della mia vita.
Ero soddisfatta di me, di aver fatto quello che avevo voluto fare, di aver vissuto con paura, ma di aver vissuto appieno e presuntuosa come pochi avevo la speranza che quello fosse solo l’inizio di tutto quello per cui mi ero arrabbiata, per cui avevo lottato, pianto, riso, discusso, difeso a spada tratta.
Sciocca come poche.
Sciocca sì, perché non si può cambiare la testa alle persone, non ci si può aspettare nulla da chi è entrato ed uscito dalla tua vita come fosse un albergo.
Da chi ti ha trattato come una bambola il giorno di Natale, bella, bellissima, la più bella che tu abbia mai ricevuto -almeno fino al prossimo pacco da scartare!-.
E quando hai visto che le cose stavano prendendo la solita piega che cosa hai fatto?
Hai continuato a dare il beneficio del dubbio, hai accantonato un po’ di dignità, hai chiesto- per favore- che ti aiutasse a capire, che ti aiutasse ad evitare i soliti putridi errori.
Non è servito.
Anzi gli hai dato un segno della mia fiducia, che in fondo era tutto quello che avevi di più prezioso da offrirgli e gli hai raccontato qualcosa che era solo tuo.
Non ti aspettavi nulla, se non un bieco “mi dispiace” , ti avrebbe capita, una stupida parola di incoraggiamento l’avrebbe detta , la dice a sconosciuti di cui non gliene può fregar di meno, perché non dirla a te?!?
Ed invece auguri e se n’è andato via.
Provi rancore?
No, non ho rancore,n on ho rancore per nessuno anche perché so che la vita paga sempre per noi, per i nostri sbagli.
Forse anch’io ho sbagliato, peccando di presunzione dicendo che non mi avrebbe mai più ferita e invece eccomi, sono qui seduta a questo tavolo nel cuore della notte a raccontarmi una triste storia.
Ho sbagliato perchè ho cercato di vedere il buono, ho sperato che ci fosse, mi sono cullata in banali attenzioni durate il tempo di mezza giornata, e alla fine la mia stoltezza la sto pagando cara.
Ma nonostante tutto sono felice, di aver fatto tutto quello che ho fatto, di non avere nulla da rimproverarmi, di aver fatto tutto quello che in quel momento potevo fare.
Avrei potuto fare di più?
Oh sì certo, avrei sicuramente fatto di più e di meglio, se solo avessi visto che…
Se solo avessi visto cosa?
…Nulla, se solo avessi visto nulla.
Perché vedo i tuoi occhi lacrimosi?
…Nulla sarà il vento.
Ma non c’è vento.
Appunto!
E’ solo questa storia.
E’ alto vero il prezzo della fiducia, del dare fiducia?
Sì altissimo, quasi quanto quello di una goccia d’acqua.
Plin.
venerdì, 04 aprile 2008 |
pensando a vita, eventi, giorni speciali |
| popup commenti (7) | |
| permalink commenti (7) |

E oggi parlo di vita,di una nuova creatura che si affaccia alla vita.
Sei appena venuto alla luce sei così piccolo e così forte,imponi i tuoi bisogni con un urlo-pianto,muovi le manine afferrando questa vita che per te è appena iniziata.
Socchiudi gli occhi davanti questa luce così poco familiare
Tante facce intorno a te,tanti “ooohhh”,mentre una sola voce ti è famigliare quella della donna che ti ha appena messo al mondo,la trovi così dolce…
Sei così piccolo eppure sei così grande insegni a tutti il senso della vita.
Dormi sereno nelle braccia di chi ti sorregge con timore reverenziale,se tu vedessi quell’uomo vedresti la sua faccia estasiata,mentre osserva la meraviglia della vita.
Quell’uomo è assolutamente innamorato di te, pacifico è il tuo sonno bambino mio, pacifico è il suo visivo mentre ti guarda.
E così capisco per cosa vale vivere, per vedere tutto questo.
Qualche anno fa vedendo l’uomo che mi era accanto l’idea di avere un figlio,mi solleticò spesso la mente, pensai che mi sarebbe piaciuto se fosse stato lui il padre dei miei figli…la storia nn andò esattamente così.
E così il mio istinto materno se ne andò disperso da qualche parte.
I bambini mi hanno sempre adorato e non ho mai capito il perché,ma quella bizzarra idea non mi è più passata per la testa, insomma signore e signori, sono una giovane donna piena di impegni, di interessi, piena di cose da fare, piena di svaghi e di divertimenti…per un figlio ho tempo.
Eppoi vuoi mettere l’Italia in crisi, l’euro forte, l’Alitalia a picco, le guerre ad oriente ed a occidente…eh ma che mondaccio!!!
Un figlio no no per carità, poi ho la carriera, devo realizzarmi come donna, ho anch’io i miei diritti e i miei piaceri…massì massì…
E invece piccolo mio, ti guardo dormire e capisco quale miracolo tu sia, quale senso di completezza regali a chi ti sta accanto.
Non so se mai ti avrò e se avrò un compagno con cui condividere questa meraviglia, probabilmente no, ma un giorno ricorda che guardando te ho visto la magnificenza della vita.
venerdì, 21 marzo 2008 |
pensando a lacrime, anima, donna |
| popup commenti (16) | |
| permalink commenti (16) |

Ultimamente piango tanto…
Piango per un amore vecchio e nuovo,
piango leggendo un libro,
piango di un colpo di scena inatteso,
piango per te che non sai nemmeno di me,
piango tutti i miei sospiri
e per tutte le voci della notte.
Piango quasi fosse purificazione
Piango e sento lento il dolore.
Piango e non cambia nulla.
Ho solo occhi ancora più stanchi.