Ci sono momenti che sembrerebbero di lucida follia, e invece sono di lucida realtà.
Di quella realtà così forte da essere scarnificante, non sai quando accadrà, ma sai che accadrà.
Magari in una sera un po' uggiosa, in cui sei dovuta uscire per forza, il solito trucco per apparire al meglio di te, anche quando non te fregherebbe proprio nulla di essere al meglio di te, ma piuttosto avresti voglia di essere semplice te, magari scostante, magari incazzata, magari te in una giornata uggiosa.
Tornare a casa in un'ora tarda, struccarti lentamente davanti ad uno specchio che ti fa quelle domande che tu ti sei sempre fatta, e a cui hai risposto durante il tragitto tra una fermata di tram e l'altra.
Sapere di aver dato tutto quello che potevi dare e poi di rimanere con l'eco di quell'animo che ti urlava di salvarlo dall'ennesimo attacco, dall'ennesimo dolore, dall'ennesimo errore; e chi ti dice che gli errori servono, che fanno maturare, ti dice solo una cazzata, perché gli errori prima di tutto fanno male e l'insegnamento che lasciano ha sempre quel retro gusto del non poter più essere aggiustato.
Sapere di aver sempre e comunque sbagliato la strada di un'amicizia che ormai è solo una pro forma, in cui un minuto al telefono basta per raccontarsi una vita.
Sapere di aver sempre e comunque sbagliato un amore...e che amore!Un amore di anni finito nel tempo di un invio messaggio.
Sapere di aver sempre e comunque sbagliato il punto da cui ricominciare, ricominciando da te stessa o da qualcuno dalla parvenza salda e sicura di sé e che soprattutto non chiedesse più di quello che hai già dato.
E ti stringi le spalle provando a guardare quel cielo di blu e di nuvole, ma che oggi indossa il suo miglior vestito di pioggia e di lacrime.
Hai di nuovo il tuo solito viso pallido e fin troppo sincero, tu che sempre sperato e cercato qualcuno che “fosse diverso, un sole che splendesse per me soltanto come un diamante in mezzo al cuore, tu che non cambierai e che per sempre sarai sincero e che mi amerai di più di più di più.”
La mia piccola grande illusione, sapendo solo alla fine di essere io diversa, di aver messo io, il loro sole nel mio universo, mentre -avevo solo sperato una vita- di essere quel “almeno tu...” di essere quella diversa dalla solita mischia, di aver trovato chi mi avrebbe amato di più, di più, di più...di aver trovato chi non mi dedicasse una canzone a caso, ma che mi dedicasse questa canzone che ho sempre amato.
Non c'è stato, non c'è e non ci sarà.
Vorrei avere una fine da scrivere,ma stasera non ho solo una fine da scrivere, ma molte fine da siglare e nessuna speranza da portare,in compenso molte illusioni da trascinare nel più profondo oblio.
Di una cosa solo mi consolo...almeno io sono diversa!
Potrei perdermi in mille giri di parole, ricordare chi era e cosa fece, invece voglio solo pensare alla mia compagna di tanti viaggi e di qualche notte insonne, a colei che scopri adolescente per caso e non lo nego fu subito amore.
Amai teneramente dei dolcissimi amanti
senza che essi sapessero mai nulla.
E su questi intessei tele di ragno
e fui preda della mia stessa materia.
In me l'anima c'era della meretrice
della santa della sanguinaria e dell'ipocrita.
Molti diedero al mio modo di vivere un nome
e fui soltanto una isterica.
Alda Merini
mercoledì, 28 ottobre 2009 |
pensando a pensieri, riflessioni, vita, eventi, punti di vista, tempo, giornate, donna, sono, occhi |
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Un anno e più.
Un anno passato così in fretta.
Una fotografia di me immutata eppure diversa.
Un anno e la stessa panchina, l'aria tiepida di un autunno dal sapore caldo.
Sole delicato a riscaldarmi il viso, quel sole che un anno fa auspicavo si spegnesse con un mio soffio, come quando tenti di spegnere una candela, nel momento in cui vuoi che la notte diventi la tua coperta per tenere buoni tutti i tuoi sogni infranti.
Ed oggi sono qui, e non ho più in bocca quel sapore amaro di certi bicchieri, anche perché ho capito che l'amaro si trova molto più facilmente in un bacio lasciato a fior di labbra che in un bicchiere di Cynar.
E mi guardo intorno come chi è stato via anni.
Mi scopro a guardare i colori d'autunno in questo angolo di parco che ho deciso essere solo per me, colori in terra, pezzi di rosso, di giallo, di arancio e ancora qualche sprazzo di cielo tra il verde delle irriducibili.
Luce ovattata, chiara, ma non violenta, niente a che fare con il bagliore della luce di luglio, talmente forte e talmente violenta da darti alla testa, da levarti ogni minimo senso di prospettiva.
La luce d'autunno è diversa, definisce i contorni di tutto, pure di quel tetto rosso laggiù in fondo, ma prima c' era?
La luce d'autunno rischiara veramente tutto, rischiara persino il mio animo che si confonde tra quelle foglie variopinte cadute in terra e quelle ancora appese, tanti ricordi, tante emozioni si stanno sedimentando piano piano sul fondo, trovando finalmente la loro quiete.
Questa luce d'autunno dipinge perfetta la realtà nei miei occhi c'è chi mi odia per troppa verità, chi perché non gli ho concesso un'ora d'amore, chi ancora pensa che...
E intanto il tramonto scorre lento davanti ai miei occhi, un tramonto di quelli da non dimenticare almeno fino a domani...
Ma tu te li ricordi ancora certi tramonti?
Le nove di sera.
Si vede proprio che ho ricominciato a lavorare, dodici ore e più di “dover fare”, ma in fondo non faccio il minatore, mi limito solo a disegnare la vita degli altri.
Anzi a pensarci bene, stasera mi è andata bene, niente traffico e forse qualcosa di pronto da mangiare.
Il piatto sul tavolo in cucina e la casa vuota.
Supplì.
Un gesto meccanico, addentarne uno ed accendere la tv, un canale a caso, il primo che pigio sul telecomando.
Ascoltare e masticare.
Un ragazzetto canta qualcosa, bella voce, ed intanto qualche chicco di supplì cade sul tavolo.
Ascolto la canzone, rallentando -poco a poco- la masticazione.
La riconosco, una canzone di qualche tempo fa, una canzone che mi era sfuggita di mano e che ritrovo ora, per caso.
La prima volta che ho fatto l'amore non e' stato un granché divertente ero teso ero spaventato era un momento troppo importante da troppo tempo l'aspettavo e ora che era arrivato non era come nelle canzoni mi avevano imbrogliato...
Ma l'amore non e' nel cuore, ma e' riconoscersi dall'odore.
E non può esistere l'affetto senza un minimo di rispetto e siccome non si può farne senza devi avere un po' di pazienza perché l'amore e' vivere insieme l'amore e' si volersi bene ma l'amore e' fatto di gioia ma anche di noia.
E dopo un po' mi sono rilassato e con l'andar del tempo ho anche imparato che non serve esser sempre perfetti che di te amo anche i difetti che mi piace svegliarmi la mattina al tuo fianco che di fare l'amore con te non mi stanco che ci vuole anche del tempo ma lo scopo è conoscersi dentro.
Ed un turbinio di pensieri mi riempiono la testa, dalla prima volta che ho fatto l'amore a quel riconoscersi dall'odore.
Ed è vero, funziona un po' così, ci si annusa senza toccarsi, e all'inizio sono solo gli occhi a chiedere Ma tu che pelle hai?
Ma tu di che odore sei?
Ma tu come sei?
Parlarsi, incontrarsi e scontrarsi, solleticarsi ma pure annoiarsi di certi discorsi, di certi problemi, di vari ed eventuali pensieri.
E capire che in fondo c'è solo un bisogno quello di scoprirsi per come si è senza troppi pregi e possibilmente con abbondanti difetti.
Ed a me, ora, verrebbe solo da chiedere con gli occhi o con un filo di voce, ma tu hai ancora lo stesso odore?
Andrea s'è perso s'è perso e non sa tornare
Andrea s'è perso s'è perso e non sarà tornare
Andrea aveva un amore Riccioli neri
Andrea aveva un dolore Riccioli neri.
C'era scritto sul foglio ch'era morto sulla bandiera
C'era scritto e la firma era d'oro era firma di re
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.
Occhi di bosco contadino del regno profilo francese
Occhi di bosco soldato del regno profilo francese
E Andrea l'ha perso ha perso l'amore la perla più rara
E Andrea ha in bocca un dolore la perla più scura.
Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo
Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo
Il secchio gli disse - Signore il pozzo è profondo
più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.
Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
Lui disse - Mi basta mi basta che sia più profondo di me.
Ciao.
E così mentre cercavo un libro di traduzioni per la mia scolaretta, mi sono ritrovata tra la mani un libricino di tanti anni fa.
Quei libretti comprati per forza, per cui al momento non nutri profonda simpatia, lo hai letto solo perché dovevi -forse in un pomeriggio- magari proprio il giorno prima dell'interrogazione, e poi è rimasto lì in un angolino della libreria, stretto tra tanti altri tomi.
Un libretto di poche pagine, che stamattina, ho letto con attenzione e piacere, toccata da parole tanto belle e così vere, con quel filo di immancabile stupore nel riscoprire come quanti prima di me, avevano vissuto e pensato cose a me così affini.
E forse c'è pure quel leggero profumo di malinconia per quello che hai vissuto e per tutto quello che non avresti nemmeno immaginato di dover vivere.
Un libro letto alla luce di una telefonata, quando riscopri il sapore buono di sentimenti veri, quando basta un “Hey, come stai?” per capire che ti è mancato quell'affetto, che ora non ti pesa stare al telefono anche se ti chiama perché ha bisogno di te.
Non te lo dirà mai, ma lo senti dal tono della sua voce, lo senti da quelle pause e da quei mezzi sospiri...è quel silenzio che ti fa dire con tono pacato e con un mezzo sorriso “dai, dimmi cosa c'è?”
Puoi aver bisticciato, aver detto la tua e sentito la sua, non essere stati concordi, ma nulla la renderà una persona tra tante.
E allora ripenso al caro Cicerone e non posso non riportare qui le sue parole.
Signore e Signori il De Amicitia.
“....Così si comprende che la natura stessa non ama assolutamente la solitudine e si appoggia sempre a qualcosa, come ad un sostegno; a qualcosa di dolcissimo, quando si tratta di vere amicizie.
Eppure nonostante che la natura dimostri chiaramente per tanti segni che cosa voglia, che cosa cerchi, di che abbia bisogno, noi, non so neppure in che modo, rimaniamo sordi, e non ascoltiamo i suoi moniti.
Di varia natura e molteplici sono le relazioni tra amici e si danno spesso motivi di sospetto e di offesa; sospetto e offesa che il saggio talvolta sa evitare, minimizzare talaltra e altra volta sopportare.
Così bisogna convincersi che in amicizia non esiste peste maggiore dell'adulazione, delle lusinghe e della cortigianeria; e, volendo, possiamo bollare con un'infinità di nomi questo difetto delle persone leggere e false, che parlano sempre per compiacere, mai per dire la verità.
Ma distinguere e riconoscere un amico compiacente da uno sincero, fatta la dovuta attenzione, è possibile quanto il distinguere qualsiasi oggetto imitato e falso da uno genuino e vero.
L'assemblea popolare, di solito sa giudicare la differenza che passa tra un democratico, cioè tra un cittadino compiacente e leggero, e uno coerente, austero e dignitoso.
In amicizia se non trovi, come si dice, un cuore aperto, se non ti presenti tu stesso a cuore aperto, non puoi credere in nulla di certo, non sei sicuro di nulla, neppure di amare ed essere amato, dal momento che ignori quanta sincerità vi sia in quei sentimenti.
Perché un'adulazione sfacciata non c'è chi non la scopra, ma dall'adulatore astuto e subdolo bisogna guardarsi attentamente, perché non riesca ad insinuarsi.
E neppure è proprio facile scoprirlo, perché spesso adula mentre contraddice, lusinga fingendo di litigare e alla fine si arrende e si da per vinto, perché l'amico ingannato creda di aver visto più lontano.
Non c'è cosa più vergognosa dell'essere ingannato, e bisogna stare attenti.
Mi hai raggirato, oggi, mi hai ingannato peggio di tutti quei vecchi scemi da commedia!
Perché anche nelle commedie il personaggio più stupido è quello dei vecchi malaccorti e creduloni.
E' la virtù che concilia l'amicizia e la fa durare.
In essa sta la perfetta armonia, in essa la stabilità e la costanza.
E' la virtù che quando si è mostrata in tutto il suo splendore, quando ha individuato e riconosciuto in un'altra persona la sua stessa luce, gli si avvicina e la accoglie a sua volta.
Da questo incontro divampa l'amore, o l'amicizia, se preferisci, perché la ragione etimologica delle due voci sta nel"amare"; e amare non è altro che avere cara la persona cui si vuol bene, ma senza interesse, senza secondi fini.
Questo avevo da dirvi sull'amicizia.
E la virtù, senza di che essa non può esistere, io vi esorto a porla tanto in alto da convincervi che, eccettuata lei, non v'è cosa più bella dell'amicizia. “
Non avrebbe mai voluto ascoltare quella storia.
Lei aveva scelto altro, aveva scelto ancora una volta se stessa.
Non sapeva cosa volesse da lei quella donna che ora le stava davanti,ma la ascoltò per dare alla parola fine un senso ancora più compiuto.
Le chiese solo cosa volesse sa lei e poi ascoltò in silenzio quello che aveva da dirle.
La donna la guardò dritta negli occhi e poi sospirò quasi a voler prendere fiato, quasi a liberarsi da tutto quello che aveva dentro.
Gli raccontò la loro storia, di lui e di lei, il loro incontro, la decisione di vivere insieme e le raccontò anche il loro primo scontro quello alla fine di una lite per una maglia scolorita,quello che fece la mano di lui sul volto di lei.
La donna chiuse gli occhi e continuò quel racconto di botte e di perdoni, di lacrime, di ripetitive scuse e di viaggi riparatori.
Alla fine lei era scappata da quell'uomo un oceano in mezzo e quel silenzio rotto solo da qualche breve mail di pura formalità.
Era scappata da lui con l'animo a pezzi più delle stesse ossa, se ne era andata cercando una buona scusa per continuare ad amarlo a modo suo; da lontano non avrebbe potuto ferirla, da lontano era l'uomo che lei aveva sempre voluto e desiderato, l'uomo che si era scelta, quell'uomo dal sorriso perfetto.
Sapeva di lei, sapeva dell'altra, quella altra che ora le era seduta di fronte, quella altra per cui lui l'aveva lasciata, ed a causa di quella lei era tornata per riprendersi quell'uomo, era tornata per rinchiudersi di nuovo in quella gabbia.
Guardava l'altra e non capiva, non capiva come lei avesse potuto lasciare quell'uomo, come avesse fatto ad alzarsi ed andarsene, lasciandolo solo.
La guardava, ora, e taceva.
L'altra era in silenzio, toccava l'orlo di quel bicchiere che ora sembrava solo mezzo vuoto e aspettava.
La donna riprese il suo racconto, le disse che anche la sera prima avevano litigato e mentre lei gli urlava “perché non mi ami?” lui tirandola per i capelli con rabbia le aveva solo detto “perché non sei lei!” e poi l'aveva lasciata, scoppiando in un pianto dirompente.
Per la prima volta aveva visto quell'uomo, il suo uomo, innamorato, ma di un'altra.
Per la prima volta aveva visto quell'uomo, per quello che era, un uomo distrutto dal sentimento e dall'aver intuito che persona fosse diventata.
Per la prima volta capì cosa aveva in più l'altra.
Lei lo aveva reso migliore, gli aveva dato tutto quello che lei non era stata in grado di dare, curiosità, forza, indipendenza, sentimento puro.
Lei gli aveva mostrato cosa era diventato, lo aveva fatto quella sera in cui folle di gelosia, aveva alzato la sua mano per colpirla e si era fermato a due centimetri dal suo viso, mentre lei lo guardava dritto negli occhi.
Quel uomo aveva visto se stesso riflesso in quegli occhi e si era vergognato a tal punto da scappare.
E ora quella donna era lì, a chiedere all'altra non cosa avessero fatto, visto o vissuto, era lì per chiederle cosa aveva capito di lui, era lì a chiederle di aiutarli.
L'altra fece un breve e secco respiro, guardo un istante la donna e le disse “lascialo, per il tuo bene, lascialo...ti distruggerà!”
La donna la guardò con la supplica negli occhi e a mezza bocca disse “lui mi ha lasciato, sei tu che non devi lasciare lui”
L'altra la guardò pensando a quale perverso gioco fosse, quella di vittima e carnefice, di vittima tra vittime e di carnefice tra carnefici, ma lei non era nulla di questo né un gioco, né una vittima, né una carnefice, era una donna, una donna che si era liberata, che aveva scelto di essere ancora una volta fedele a se stessa e a quello che mai nessuna supplica avrebbe potuto cambiare.
Prese la borsa e disse alla donna “denuncialo e lo renderai un uomo nuovo!”
La donna la guardò stupita, mentre l'altra si allontanava, ancora una volta, sola, per la sua strada.